Ecomuseo | CARNEVALE DI SUEGLIO: UNA FESTA ARCAICA TRA CRAPONI, DOPPI E SCARPASCE
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CARNEVALE DI SUEGLIO: UNA FESTA ARCAICA TRA CRAPONI, DOPPI E SCARPASCE

CARNEVALE DI SUEGLIO: UNA FESTA ARCAICA TRA CRAPONI, DOPPI E SCARPASCE

Tra le feste tradizionali che si svolgono in Valvarrone, quella del Carnevale riveste, senza dubbio, caratteri sicuramente particolari che, anche con il passare del tempo, mantengono immutato l’antico spirito di questa manifestazione.
Fin dal mattino del sabato, uomini e donne si “trasformano” abbandonando le sembianze umane, per assumere quelle di strane creature, alcune frutto della fantasia, altre che rievocano animali un tempo presenti in questa zona come l’orso o il lupo.

I personaggi più caratteristici del Carnevale di Sueglio e della Valvarrone, sono però i “Crapon”, e i “Doppi”

I primi  rappresentano esseri umani con delle enormi teste deformi oppure animali fantastici e terrificanti;

 

2018

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i secondi, composti da una persona e da un pupazzo, creano un’unione talmente perfetta  che, risulta difficile identificare quale sia il personaggio in carne ed ossa e quale il fantoccio; non mancano poi figure come le streghe, vecchi curvi sotto il peso delle gerle e tutti quei personaggi che la fantasia riesce ad elaborare.

2018

Le origini del Carnevale di Sueglio sono antiche; rispetto ad oggi, la comparsa nelle strade del paese dei primi “Crapon” avveniva all’alba annunciata dal suono di campanacci ai quali si affiancavano le fisarmoniche.

Il corteo raggiungeva poi lo”stradone” nella parte bassa del paese da dove, a piedi, ci si trasferiva negli altri paesi della valle.

1982

 

Allora, visti i lunghi tempi di trasferimento che il percorso a piedi prevedeva, l’ultimo paese visitato era Tremenico poi, con l’avvento dell’automobile, anche Pagnona e Premana, incominciarono a ricevere la visita dei “Crapon” e, stando ad alcune testimonianze, con molto stupore. Stupire, infatti, sembra essere uno degli scopi degli autori delle maschere suegliesi oltre a cercare di mantenere l’anonimato fino all’ultimo; le maschere vengono infatti realizzate “in segreto”  con tecniche particolari e personali. La sfilata si snoda così lungo la valle visitando tutti i paesi dove, alle maschere ma soprattutto ai suonatori che si trovano all’inizio del corteo, viene offerto del vino.

 

A metà giornata, è prevista la sosta per il pranzo in località diverse di anno in anno e sempre all’insegna dell’ospitalità e dell’allegria.
Allora, come oggi, la conclusione del carnevale avveniva a Sueglio, dove le maschere, alla fine, svelavano l’identità della persona che per l’intera giornata le aveva animate.

1982

Nell’immaginario comune il Carnevale ha come caratteristica peculiare la possibilità di non sottostare alle regole, anzi di rovesciarle o stravolgerle. E’ il trionfo di una specie di liberazione temporanea dal regime esistente, abolizione di rapporti gerarchici, di privilegi regole e tabù. Ecco che si spiegano le figure doppie, dove il vecchio porta sulle spalle il giovane, il ricco porta il povero ecc..

Questa sorta di “ribellione” si traduce anche in una “trasgressione alimentare”.

I dolci che incontriamo sui territori in occasione del Carnevale sono per lo più fritti.

Quest’usanza deriva dal fatto che in gennaio/febbraio la natura e le pratiche agricole prevedevano la macellazione dei suini con la conseguente abbondanza di grasso di maiale o strutto. Dal giovedì al martedì – settimana non a caso detta “grassa” – si friggevano i dolci nello strutto che andava consumato in fretta perché durante la lunghissima Quaresima, non essendoci frigoriferi, sarebbe sicuramente irrancidito.

Tutte le ricette sono derivate principalmente dalla preparazione di due elementi semplici, ma nello stesso tempo pregni di simbologia: la farina e l’acqua con l’aggiunta di condimenti vari.

A Sueglio , in occasione del Carnevale si possono degustare le “scarpasce”, frittella salata tipica del posto.

Ha la forma piatta che ricorda la suola di una scarpa e che trova nella farina, nel pane, nel latte ma anche nel riso e nel formaggio, gli ingredienti base anche se, trattandosi di un piatto tramandato, probabilmente non c’è una ricetta originale.

 

Fonti:

(rid)  http://www.amiciecomuseovalvarrone.it/

(elab) http://www.aess.regione.lombardia.it/site/i-carnevali-alpini-fra-riti-di-fertilita-e-trasgressione-alimentare/

 

Si ringraziano i fotografi Carlo Borlenghi e Erminio Goggia  per aver saputo cogliere l’anima della festa e per la pazienza nella conservazione dei documenti

 

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