
Un mondo di segni emerge trasfigurato dai fossili della Valvarrone: sono le forme arcaiche della cultura materiale, le architetture elementari delle abitazioni e dei ricoveri, i mestieri della sopravvivenza che condividono con la natura, la quotidianità, le tradizioni della valle, un’eredità comune di vita dispiegata lungo i percorsi del lavoro, gli itinerari della fede, le linee fortificate della grande guerra, le trame medievali dei borghi in valle e in quota.
L’Ecomuseo della Valvarrone, istituito in forma associata dall’Unione dei Comuni della Valvarrone in data 02.12.2009, ha origine da due studi svolti dal Prof. Edo Bricchetti per conto dell’Unione dei Comuni della Valvarrone nel 2006 e nel 2008.
Studio per un atlante ecomuseale, 2006. “Interventi per attività di promozione educativa e culturale” del Settore Cultura della Provincia di Lecco. Legge IX.
Studio per la costituzione di un archivio “Memorie di una valle”, nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Provincia di Lecco “’Il 900 Lecchese”, 2008.
Tutte le attività ecomuseali sono svolte con il contributo diretto e la partecipazione dei comuni di Valvarrone e Sueglio con delibere su specifici progetti ecomuseali.
I temi individuati nello studio ecomuseale sono raggruppati per dominanti ecomuseali. Gli stessi temi sono poi distribuiti in percorsi di visita. La prospettiva non è solo il mantenimento dei tratti originari dei corpi edilizi bensì la rivisitazione di un’esperienza sociale unica, irripetibile, autentica, depurata delle scorie del tempo e dell’abbandono.
La sottoscrizione del patto ecomuseale permetterà di salvaguardare, preservare, valorizzare il contesto paesaggistico, la civiltà materiale e immateriale della Valvarrone e dei suoi monti attraverso azioni rispettose, discrete, sostenibili volte al rilancio del turismo in valle e alla riqualificazione di cose, luoghi e memorie nel pieno rispetto delle esigenze di vita e lavoro dei residenti.
L’Ecomuseo della Valvarrone ha la propria sede operativa presso il Centro Scolastico della Valvarrone in via Dervio n. 225/3 a Valvarrone Loc. Vestreno (LC). Si avvale di tre locali per uffici, centro di prima accoglienza, saletta d’informazione (infopoint) e di una sala polifunzionale “Adele Orsenigo in Galperti”, condivisa con il Centro scolastico. Presso la sede ecomuseale è allestito anche il Centro di documentazione e interpretazione della Valvarrone.
“Quello che più impressiona a prima vista è la collocazione dei vari centri abitati su uno dei più ingrati terreni che si possa mai immaginare, ancor più come una non piccola comunità abbia potuto resistere vittoriosamente su quella isolata costa montana per tanti secoli”. (A. Fumagalli, 1982).
La bassa Valvarrone è storicamente conosciuta come la “Montagna d’Introzzo”. L’area comprende i Comuni di Valvarrone Sueglio ed è delimitata a nord-est dai gruppi montuosi del M. Legnone e M. Legnoncino, a sud dal M. Croce di Muggio; nel fondovalle dal Torrente Varrone. Superiormente le strade di culmine uniscono fra di loro i valichi di montagna e, a mezza costa, la strada SP 67 (Dervio-Pagnona-Premana). Dalla strada, punto di passaggio nel tempo per mercanti, soldati e viaggiatori, si distacca la mulattiera che raggiunge le linee fortificate della “Linea Cadorna” (M. Legnoncino, M. Legnone) per il trasporto in quota di armamenti e vettovagliamenti durante la Guerra mondiale del 1915-18.
“I monti della Valsassina sono i più alti della provincia di Como ed il Legnone è il più alto anche dello Stelvio. “Il Legnone poi è quello che mostra maggior perpendicolo fra tutti i monti d’Europa”. (I. Cantù, 1837).
“Il Torrente Varrone scende dal Pizzo Varrone (m. 2332) e corre al Lario, nel quale entra presso Dervio dopo un percorso di 20 chilometri”. (F. Magni, 1926).
L’area è interessata dai rilievi montuosi del M. Legnone, del M. Legnoncino, del M. Croce di Muggio e dal Fiume Varrone, unitamente ad alcuni torrentelli alimentati da sorgenti e laghi in quota. Sui versanti esposti a sud il clima è mite e vi si ritrovano le specie vegetali tipiche della montagna.



La donna, anche se aveva in dote una vita faticosa, occupava un posto importante nella famiglia. Da lei dipendeva la fortuna o la rovina di una casa: “La dona la pö vess la fortüna o la rüina d’una cà”. La donna può essere la fortuna o la rovina di una casa).
Sino all’inizio di questo secolo era di norma l’uso del Vü (voi) nel rivolgersi al proprio genitore. Ai figli maschi andavano in eredità i beni stabili perchè non finissero in mano ai forestieri.
“Usi a camminare per erti e difficili sentieri questi montanari sono naturalmente forti e coraggiosi. Sono poi acutissimi d’ingegno, leali, cortesi, allegri ed ospitali”.
(I. Cantù, 1837)